martedì 29 novembre 2011

CARIE DEL LEGNO, CIOE' FUNGHI DEL LEGNO


ASPETTANDO I FUNGHI IN PRIMAVERA…
A novembre, i funghi che si vanno a raccogliere per una buona mangiata stagionale, sono ormai un ricordo del passato autunno, ma di funghi nel bosco ve ne sono sempre, tra questi menziono i funghi ‘lignicoli’.
Quasi tutti i funghi che nascono sui tronchi, di consistenza legnosa, che non hanno un gambo, appartengono all'ordine delle ‘Aphyllophoromycetidae’ (ossia senza lamelle),
Una loro caratteristica particolare è quella del loro accrescimento che continua anche quando il ‘carpoforo’, cioè il corpo fruttifero del fungo, è diventato adulto. Sono ‘basidiomiceti’, (classe di funghi caratterizzata dalla produzione di spore pronte alla fecondazione, (di solito quattro) all'esterno di una cellula, solitamente a forma di clava, chiamata ‘basidio’.
Oltre alla riproduzione sessuata per ‘basidiospore’, hanno anche una riproduzione per ‘moltiplicazione vegetativa’ tramite le ‘clamidospore’ (gemme). In generale sono considerati ‘lignicoli’, ‘parassiti’ o ‘saprofiti’, i funghi che si nutrono di materia organica morta, raramente ‘simbionti’ cioè in simbiosi con altri organismi in unione mutualistica, infatti in generale provocano la morte della pianta nutrendosi da essa, hanno in genere una consistenza soda, tuberosa fino a diventare completamente legnosa quasi un tutt’uno con il tronco della pianta. Hanno nello stesso esemplare, tre tipi diversi di ‘ife’, cioè i filamenti che costituiscono il ‘micelio’ del fungo, sono la caratteristica base di questi funghi che si evidenzia nella consistenza della trama. Possono essere perenni, fino alla decomposizione totale del legno di cui si nutrono, o annuali. I ‘carpofori’, cioè formati dal cappello del fungo senza gambo, di solito si presentano attaccati ai tronchi e ai rami di alberi viventi o marcescenti, in alcuni casi molto rari, possono nascere sul terreno ai piedi delle radici.
Comunemente vengono chiamati 'polipori' termine che comprende una notevole varietà di generi, ma per un minimo riconoscimento dobbiamo dividerli in :
‘corticioidi’ = quei carpofori che si presentano lisci, aderenti e avvolgenti su rami vivi o tronchi morti con colori che in qualche caso sono particolarmente vistosi.
'Con assetto' = di mensole, ventaglio, a zoccolo di cavallo.
Tra gli agenti patogeni degli alberi, i funghi sono i maggiori responsabili della carie del legno. 
La presenza di corpi fruttiferi ‘funginei’, fa presagire alterazioni e degradazioni dei tessuti legnosi interni, con riduzione della stabilità dell'alberatura, pertanto risulta necessaria un'indagine di tipo strumentale.

Ganoderma Applanatum’ (Fr.:Pers.) Pil= ‘Poliporo Appianato’
Fa parte della famiglia delle ‘Polyporaceae’,
Questo ‘Poliporo’, ha una vita lunghissima, diventando praticamente un fungo perenne.
Ogni anno si forma un nuovo strato di tubuli, che è separato dal precedente da una zona intermedia di pochi millimetri, dando quel caratteristico disegno circolare al fungo, rendendo così, facile determinare gli anni di crescita come per gli alberi che formano gli anelli nella sezione del tronco.



Questo fungo come abbiamo detto prima è privo di gambo, con forma a mensola, leggermente zonato, cioè con variazioni cromatiche (dati dalla crescita), color cannella o in alcuni casi tendente al grigio come in foto. Il margine è bianco nei carpofori giovani. Comunemente nasce sui tronchi di latifoglia.

I ‘pori’, hanno brillanti riflessi argentei sono piccoli e regolari, con sfumature tendenti al rosa carne.
I ‘tubuli’ sono rosso scuro, finissimi, ben distinti dalla carne.
E’ un fungo dalla distribuzione geografica, cosmopolita.
I corpi sono formati da spore che unite, possono arrivare, fino a 30-40 cm di diametro. Il fungo si presenta duro al tatto, legnoso-strutturato, e non commestibile, quando nasce è di colore bianco in un primo momento, ma si trasforma presto in rosso brunito fino a diventare grigiastro.
La carne del fungo è sottile, di color ruggine, e per questo motivo forma una mensola piatta ma con diverse protuberanze ‘gibbose’, è ricoperta da una leggera crosta liscia, bruno-rossastra o grigia che muta dal tipo di pianta su cui nasce.
Si tratta di un fungo che cresce quando il tronco dell’albero ha già il legno in decomposizione, o lui stesso ne provoca la morte. Tra le piante più comuni che aggredisce, riscontriamo il faggio e pioppo, e qualche volta anche, ontano, mela, olmo, ippocastano, acero, rovere, noce, e il salice, nasce dalla pianura alla montagna.
Il fungo produce moltissime spore e, in assenza di vento, vengono depositate sul cappello da una corrente ascendente e dato il colore, impolverano la zona attorno, di rosso-ruggine. Tra i ‘polipori’ il ‘Ganoderma Applanatum’ è quello che meglio evidenzia questo aspetto fruttifero.

Particolare curioso, in alcuni esemplari vecchi, sullo strato dei tubuli, compaiono dei rilievi a forma di pigna, lunghi circa 1 cm, a forma di stretti tubuli, terminanti con un foro, si tratta di piccole escrescenze, in cui vivono in simbiosi le larve di ‘Agathomyias Wankowizi.’
L'albero di Anna Frank ad Amsterdam è stato quasi abbattuto dopo essere stato aggredito e decomposto da parte del fungo Ganoderma applanatum.

‘Trametes versicolor’ (L.:Fr.) Pilàt
Il ‘Trametes versicolor’, o ‘Coriolus Versicolor’, ‘coriolo multicolore’ in Italiano, è un fungo che appartiene alla famiglia delle ‘Polyporaceae’, del genere ‘trametes’, specie ‘versicolor’
Il ‘Trametes versicolor’ è una ‘Polyporacea’ a mensola dal carpoforo variopinto. E’ una specie molto comune in tutto il mondo, e quindi lo troviamo sulle enciclopedie con diversi sinonimi, tra questi oltre a quelli già nominati, è chiamato anche,
da 'wikipedia'Agarico-suber versicolor (L.) Paulet, Traité Champ, Atlas 2 (1793), Hansenia versicolor (L.) P. Karst., Meddn Soc. Fauna Flora fenn. 5: 40 (1880), Polystictus nigricans (Lasch) Cooke, Sylloge fungorum (Abellini) 11: 92 (1886) e molti ancora…
E’ notato per la variabilità del suo colore da cui il nome "versicolor". 
E’ facile riscontrarli sui tronchi del pioppo vicino alla coltivazione del Pioppino.

Il corpo fruttifero, o carpoforo, ‘sessile’, legnoso, di solito si trova in grandi gruppi, a mensole sovrapposte; la superficie è vellutata, poi più liscia con l'età, di colore è molto variegato, può essere di un solo colore ma con diverse sfumature o avere più colori concentrici, dal nero-verdastro al grigio-bluastro, grigio-bruno od ocra-ruggine, con margine bianco o crema. Tra quelli che ho fotografato, alcuni hanno mille tonalità di blu ed azzurro, su altri la gradazione vira sull’arancio, nocciola, fino al brunito, guardandoli da vicino, ci si accorge di ogni singola venatura.
Molto graziose sono le rosette che si formano, sovrapponendosi, quando nascono trasversali sui rami delle ceppaie.
Seccando facilmente e perdendo ogni odore, restano sottili, possono essere utilizzati in profumeria, nelle composizioni profumate, di petali di fiori e corteccia, o utilizzati come effetto decorativo in un mazzo di fiori stile ‘Ikebana’.

I ‘tubuli’ si trovano ammassati tra di loro parallelamente in senso verticale, a formare la parte inferiore del cappello, le loro pareti interne sono rivestite dall'‘imenio’ (parte fertile del corpo del fungo) e il loro orifizio libero è detto ‘poro’. I tubuli sono corti, bianchi, poi s’ingialliscono e induriscono con il passare degli anni.

I Pori di questo fungo sono piccolissimi e sottili, rotondi e leggermente angolosi, bianchi da giovani, giallastri o bruno-chiari invecchiando.
La carne è molto fine e sottile, coriacea e di colore bianco sporco.
L’odore è non è troppo forte, ha un sentore di legno bagnato e di muschio.
Ha un sapore gradevole, leggermente dolce, dalla consistenza del sughero, e per questo motivo di scarso interesse in cucina, anche se considerato tra i funghi non commestibili, se si è nel bosco e si ha un certo languore, come si può fare per le veccie, se ne può masticare qualche pezzetto più tenero visto il sapore gradevole, senza inghiottirlo, perché indigesto per il nostro stomaco.
Le spore sono cilindriche, lisce, di colore crema che tende all’ocra.
Il Fungo si studia in farmacologia perché ha diverse proprietà; tra le più importanti ricordiamo quelle anticancerogene.
È confondibile con la Bjerkandera adusta con la quale condivide l'habitat.

’Fomitopsis Pinicola’ (Swartz. : Fr.) Karsten
Come per altri polipori, ha diversi sinonimi, tra questi ricordiamo,
‘Boletus pinicola’, ‘Polyporus pinicola’, ‘Fomes pinicola’, ‘Fomitopsis marginata’, ‘Ungulina marginata’.
Volg. ‘Esca del pino’.

‘Fomitopsis’ cioè, simile a un’esca per accendere il fuoco deriva dal latino ‘fomès’, esca per il fuoco, e dal greco ‘opsis’, simile, che assomiglia a qualcosa).

’Pinicola’, che abita sui pini; dal latino ‘pinus’, pino, (conifere), e colo, voce del verbo celere, vivere in, abitare.


Fa parte della ‘Famiglia’ delle‘Fomitopsidaceae’
Come gli altri già descritti non è commestibile
Conosciuto fin dall’antichità come fungo esca per la sua capacità di accendere il fuoco, il ‘Fomitopsis pinicola’ può raggiungere dimensioni tali (anche 40 cm. di diametro) che il micologo francese Andrè Marchand riferisce di averlo visto, in un chalet hotel in Anatolia, come portalampada o come mensola per le sue enormi dimensioni.
Ha una forma a mensola, semicircolare, simile a un grosso zoccolo di cavallo, leggermente appiattito ma ispessito dove si innesta nel legno che ne costituisce il substrato, senza che tuttavia si possa distinguere un gambo laterale vero e proprio. La superficie superiore, dura, lucida è come laccata, si presenta con zone concentriche di colore variabile, grigio-bruna o nerastra quella più interna, poi gialla ocra, se l’esemplare è giovane, o rossastra, mentre il margine, tipicamente ottuso e spesso, assume colorazioni gialle-arancio chiaro e bianco crema, appena al di sotto.

Più il fungo invecchia, più diventa opaco e nerastro il cappello, tanto da confondersi col tronco che lo ospita.
Il fungo nasce su tronchi vivi, col tempo continua a crescere fino a farne morire l’albero, ma ha la facoltà di continuare a crescere e vivere per molti anni a venire.
La superficie ‘imeniale’ (parte fertile) sottostante è composta di corti tubuli che terminano in minuscoli pori rotondi, bianco crema e poi imbrunenti anche se sfregati, sovrapposti crescendo di anno in anno. In particolari condizioni negli esemplari giovanissimi sul bordo biancastro e sotto il cappello, durante l’accrescimento annuale, i pori trasudano di goccioline acquose dal sapore astringente.
La carne è dura, compatta, sugherosa, con sistema ‘ifale trimitico’ (sistema ‘ifale’, da ‘ifa’: parte del corpo del fungo che penetra nel tronco, costituito di tre diverse ‘ife generatrici’ da cui si originano le strutture ‘imeniali’), dal colore crema-ocra. Reagisce all’idrato di potassio colorando di rosso i pori degli esemplari giovani e freschi. L’odore è poco definito (negli esemplari giovani sa di verdura fermentata o può ricordare l’odore piccante della madre dell’aceto), dal sapore sgradevole, acido ed amaro.
Le ‘Basidiospore’ non ‘amiloidi’ (non increspate), cilindrico-ellissoidali, ‘ialine’cioè organi non completamente sviluppati in questo caso senza gambo, con pareti lisce; misurano 6,5 / 8 x 3,5 / 4 micron.
Fungo prevalentemente ‘saprotrofo’ (nasce su terreno semimarcescente). È agente di carie bruna e intensa, che accelera la decomposizione del legno e la restituzione al terreno della necessaria materia organica. E’ specie comune ed a larga distribuzione, su piante morte e su ceppaie, soprattutto nelle foreste di conifere.
Secondo Bourdot e Galzin esisterebbero due diverse forme di ‘Fomitopsis Pinicola’: la ‘Fomitopsis Resupinata’ a carne sottile che nascerebbe su rami e tronchi abbattuti di latifoglie e la ‘Fomitopsis Effusa’ dalla forma più gibbosa che si produrrebbe soprattutto sui ceppi di aghifoglie.
Elemento caratteristico di F. pinicola è la colorazione rossastra della zona concentrica più prossima all’orlo del cappello; diventa quindi difficile confendere ‘Fomitopsis. Pinicola’ con ‘Fomes Fomentarius’ che è priva della colorazione suddetta.


‘Heterobasidion annosum’ 
Questo fungo merita appieno il titolo del peggior danneggiatore delle conifere, specialmente nelle zone di rimboschimento.
Quando le piante arrivano ai vent’anni, il micelio di questa specie penetra nel legno con filamenti ‘miceliali’ facendo marcire il tronco fino al midollo per diversi metri d’altezza. Quando un bosco è attaccato ferocemente dal fungo, si può essere costretti ad abbattere parecchi abeti, per impedire il diffondersi della carie, e si deve anche bonificare il terreno circostante.
Nascono alla base del tronco, sia che le piante siano, abbattute o giovani. Se gli abeti nascono su terreni privi di calcare, i funghi si sviluppano nelle ferite del legno comportandosi come un qualsiasi parassita, facendo morire la pianta, ma il ‘Heterobasidion annosum’ è anche un buon fertilizzante del sottobosco. Il fungo aggredisce molto di più, se l’abete vive in terreni umidi, vicino ai pascoli di capre che calpestano il terreno rendendolo fangoso.
Ha un cappello di 5-20 cm circa, ‘dímidiato’ (con corpo fruttifero a forma circolare), poco spesso; di solito è sviluppato in un falso gambo, come la maggior parte dei funghi ‘lignicoli’ coriacei; oppure disteso, ‘resupinato’; con una superficie lucida, irregolare, tubercolata, rugosa, solcata dal colore marrone rossastro, poi incrostato e nerastro, l’orlo è rastremato e sovente, più chiaro, quasi bianco.
I ‘tubuli’ sono posti su diversi livelli, stratificati.
I pori sono arrotondato-angolosi, inizialmente, chiari, poi biancastri, ed infine giallognoli, a orifizio ottuso.
La carne è bianca o pallida, ‘suberosa’, infine legnosa. 


Le spore sono ‘subglobose’ o ‘ellissoidi’.
Nascono su tronchi, ceppaie, radici di pini, abeti e altre conifere, ma anche su alberi di latifoglie (aceri, olmi ecc.). 

Per la loro coriaceità, fa parte dei funghi non commestibili, o in qualsiasi caso di scarso valore nutritivo.


‘Stereum Hirsutum’ in nome volgare, ‘Stereo Irsuto’
Fa parte dell’‘Ordine Russulales’ della famiglia delle ‘Stereaceae’

Questo tipo di fungo è facilmente riconoscibile, per le sue setole irsute sulla parte superiore.
Si trovano facilmente su rami grandi o piccolini, in genere caduti al suolo, su tronchi accatastati sul terreno, su alberi già morti ma ancora in piedi, insomma, un po’ dappertutto, a forma di crosta, che ricoprono la corteccia in fitte schiere ondulate.

La parte sollevata del carpoforo assomiglia ad un nastro lanoso ondulato con la parte inferiore saldamente aderente al substrato legnoso. Non hanno lamelle, ‘tubuli’ o 'dentini', la superficie è completamente liscia. Preferiscono generalmente tronchi di quercia. Le setole assomigliano al feltro generalmente sui toni marroni, chiare o più scure, a volte quasi bianche, o verdognole, assomigliano al muschio, sulla parte superiore, generalmente con contorno finale più scuro, mentre la parte inferiore liscia, è di un giallo carico che le contraddistingue da altre specie, come la ‘Stereum Purpureum’ con carpofori violetti, che vive nello stesso habitat.




Lo ‘Stereum Hirsutum’ è commestibile anche se coriaceo, per la sua dimensione e sottigliezza, sembra una sottile guaina di nappa morbida, quasi inconsistente, ma particolarmente fibrosa anche dopo la cottura, in qualsiasi caso, non contiene sostanze tossiche.

Tutte le varietà di ‘stereum’, sono funghi ‘saprofiti’, crescono cioè su legno morto, fanno parte con la famiglia delle ‘Poliporacee’ del gruppo degli agenti della ‘carie del legno’, dannose per i boscaioli e per l’edilizia in genere, ma molto utili nella catena alimentare perché sono in grado di trasformare la cellulosa, in concime per il bosco...


‘Gleophillum Sepiarium’


Questo fungo appartiene nonostante la struttura lamellata della superficie inferiore, alle ‘Poliporacee’. I collegamenti trasversali sul punto d’intersezione dei cappelli, producono con una certa frequenza pori di diversa grandezza.

I Carpofori, fin dall’inizio duri e legnosi inizialmente giallo-ruggine, diventano lentamente bruno scuro, mentre la carne rimane di un vivace color rosso-arancio ramato.
Il fungo non è un parassita perché non si nutre di legno vivo, ma prolifera, su tronchi morti di conifera, specialmente in ambiente umido.
Se il legno è molto secco questo fungo vince la concorrenza, con tutti gli altri, perché il suo micelio e i suoi corpi fruttiferi, non risentono della siccità.


Quindi provoca danni enormi a staccionate e travi, se queste ultime non venissero trattate, adeguatamente, con sostanze chimiche, contro la carie del legno. Il ‘Gloeophillum’ si trova spesso nei depositi di legname da costruzione provocando veri disastri come la maggior parte dei funghi lignicoli.




Qui sotto altre specie che ho trovato nel bosco ed in campagna, ma di cui non conosco o il nome o il contenuto micologico e quindi non sono riuscita a trovare notizie neppure su dizionari o enciclopedie.






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martedì 29 marzo 2011

FIORI PRIMAVERILI: LA CALTHA PALUSTRIS





PRIMAVERA, DALLA MONTAGNA
 ALLA PIANURA


Con la primavera esplodono i colori! 
Certo bisogna saperli aspettare…
In montagna il primo fiore che ho trovato sul mio cammino è stato un farfaraccio dal fiore bianco, cioè una ‘Petasites albus’ , come ho descritto in qualche post precedente. (qui nella foto sottostante)
Subito dopo Febbraio sono spuntati i primi boccioli appena giallo-verdi, ancora chiusi di ‘Caltha Palustris’.
Ero vicina a una piccola sorgente montana, dove so per certo che nasce il crescione, mi ero recata apposta per raccoglierlo e metterlo nell’insalata, ma ne ho trovato soltanto qualche piccolo germoglio, ancora molto giovane e senza fiori, quindi ho soprasseduto.
Mi sono concentrata sulla ‘Caltha’ ed ho iniziato col fotografarla nell’acqua, accorgendomi che le foglie sono parecchio diverse quando spuntano.

Così ho deciso di fare come per il farfaraccio, tornare nel bosco qualche giorno dopo per vedere i suoi cambiamenti.
Ho notato anche un'altra curiosità.
Le piantine sono aumentate velocemente nel piccolo rigagnolo do acqua fredda, e con mia meraviglia, tra quelle nuove, alcune avevano qualche piccolo bocciolo, con appena una o due foglie.
In altri cespuglietti, le foglioline verdissime, erano ancora ripiegate su se stesse, a formare un triangolo.
Alcuni gruppi avevano già foglioline aperte lisce a cuore.
Le ‘Calte’ viste nei giorni precedenti, avevano cambiato il bordo della foglia, erano a cuore, quasi tonde e dentellate, meno lucide e più delicate, i petali dei boccioli erano ancora completamente chiusi.



Ormai non avendo tempo per vedere come sarebbe proceduta la fioritura nel ruscello, sono riuscita a sradicare alcune piantine di ‘caltha’ e di crescione e portarle e casa, le ho fasciate in alcune foglie di felci, e un tralcio di corteccia macerata nell’acqua.
Appena tornata a Milano ho messo in un contenitore di plastica trasparente le piante e l’humus che avevo realizzato per ricreare l’habitat della montagna, ho aggiunto l’acqua sino al bordo e l’ho messo sul davanzale. Sono rimasta molto soddisfatta, perché tutti i piantini sono sopravvissuti nello spostamento.
In questi giorni avendone la possibilità ho cocumentato con delle foto i cambiamenti.
In una settimana circa i primi bocciolini si sono schiusi facendo intravvedere i petali dei fiori.
Qualche giorno prima, camminando tra i marciapiedi di Milano, in una zona fresca, riparata da grandi alberi, in un giardinetto pubblico, mi è caduto l’occhio su dei piantini, mi sono accorta che assomigliavano parecchio alla caltha palustris
Ma oltre ad essere nel terreno, avere già i fiori aperti, le foglioline a cuore, ma lisce lucide, leggermente carnose e non seghettate ai bordi, con una strisciolina verde più scuro che parte dall'attaccatura ed arriva fino alla punta del cuore, la particolarità era che, per essere in qualsiasi caso molto simili, e sembrassero tutte e due le varietà appartenere alla famiglia delle Ranunculaceae, quelle trovate a Milano, avevano il fiore con un maggior numero di petali, e per la mia conoscenza, questa famiglia ha il particolare di avere solo cinque petali per fiore appunto come il ranuncolo che ne è l'esemplare più conosciuto.
Leggendo così su Wikipedia, e altri siti ho trovato anche questa varietà, ho quindi deciso di confrontarle, avendo anche le mie immagini, e dare di tutte e due qualche notizia.

Etimologia
Il nome si fa derivare da una parola greca ( Kalathos o Kalazos = “corbello”, “paniere”, “coppa”, contenitore in genere) che descrive la forma del fiore.
 Con 'Caltha' o 'Calta', prima della odierna classificazione, vi erano altre piante e fiori che prendevano questo nome. Tra questi, la calendula, il ranuncolo dei campi e la calla.
Dal latino 'Palustris'= 'palustre' che nasce vicino a paludi, stagni, ruscelli, insomma in zone o luoghi umidi.

La ‘Caltha Palustris’ è una varietà della Famiglia Ranunculaceae dall’aspetto di piccole erbacee perenni.
La Caltha è un genere di piante ‘Spermatofite’, (cioè sono piante che si riproducono tramite la formazione dei semi. ‘Spermatofite’, deriva dal greco: 'spèrmatos' = seme ; 'phytòn' = pianta, si possono chiamare anche ‘Antofite’, da ànthos = fiore, oppure ‘Fanerogame’ phaneròs = evidente; 'gàmos' = nozze) e Dicotiledoni, cioè il seme è separato in due cotililedoni ddue foglioline da cui nasce la piantina in germoglio.

La Calta Palustre cioè, la "Caltha palustris L., 17532" è una piccola pianta perenne, può arrivare ad una altezza di 50 cm, liscia dal fusto elastico, con tipici fiori giallo sole, in alcune specie bianchi con stami gialli e in alcune altre, con petali rossi, che non si trovano nel nostro paese.
Ne esistono una decina di specie circa, ma, essendo proliferate fin dall'era glaciale, in tutto l’emisfero Boreale e in alcuni casi anche in quello Australe: nell'America del Sud (qualche presenza a Ovest della Cordigliera delle Ande), in Australia del Sud e nelle Isole Mascarene (ad Est del Madagascar), viene denominata in molti modi, ciò dipende dalla provenienza della loro scoperta. in Italia ne esiste una spontanea, cioè quella qui fotografata ovviamente.
In alcuni casi la famiglia prende il nome di ‘Ranuncolacee’, perché anche per queste piantine il fiore ha una struttura semplice e primitiva dal punto di vista evolutivo, caratterizzato da numerosi stami disposti in posizione spiralata' per favorire la fecondazione e la propagazione della specie, infatti è sopravvissuta a diverse glaciazioni fiorendo in tutta l’Europa del nord, pensare che si è riscontrata una specie persino in Antartide, la ‘Caltha dionaeifolia’.

Di Caltha,ve ne sono diverse varietà, avendo un ‘corredo cromosomico’ (2n = 32) 'instabile', è detta per questo ‘Poliformica’, cioè le permette di ambientarsi facilmente ad ogni cambiamento del suo habitat.
La trasformazione si nota negli stami che appaiono come organi 'petaloidei' (falsi petali), assomigliano a fiori doppi.
Anche il frutto cambia specialmente nella forma dei singoli 'follicoli' (frutti secchi che si sviluppano in lunghezza fessurati da cui fuoriescono i semi a maturazione per disperdersi nell’aria), altre varietà che sono sterili, per proliferare devono essere moltiplicate con la divisione dei ‘polloni radicali’ cioè protuberanze che partono dal piede della piantina, o delle radici, che riproducono una pianta nuova con caratteristiche simili. Tutto ciò ci aiuta a distinguere alcune sottospecie del territorio italiano:

DA WIKIPEDIA:
Caltha palustris L. subsp. palustris: i follicoli si presentano irregolarmente ellittici (sono ricurvi sia ventralmente che dorsalmente); all'apice è presente un becco di circa 1,5 millimetri.
Caltha palustris L. subsp. cornuta (Schott, Nyman & Kotschy) Hegi (1912): i follicoli si presentano come una “S” ristretta progressivamente verso l'apice che si trasforma in un semi - becco uncinato di 2 millimetri.
Caltha palustris L. subsp. laeta (Schott, Nyman & Kotschy) Hegi (1912): la struttura dorsale dei follicoli è dritta, mentre la parte ventrale è ricurva presentandosi così come delle piccole falci.
Altre varietà si presentano fuori dell'Italia:
Caltha palustris var. alba: questa varietà e originaria dell'Himalaya; i suoi fiori sono bianchi mentre gli stami sono gialli. Se la zona in cui vive la pianta è abbastanza calda, questa sboccia due volte all'anno (in Primavera e in Autunno).
Caltha palustris var. plena: è simile alla specie principale ma i fiori sono doppi e di giallo più intenso.
Caltha palustris var. purpurascens: i peduncoli fiorali sono rosso – porporini, contrastando così vivamente con il giallo laccato e brillante dei fiori.


Dal punto di vista tassonomico il genere Caltha fa parte delle seguenti categorie (in ordine crescente):
sottotribù delle Calthinae (definita dai botanici George Bentham (1800-1884) e Joseph Dalton Hooker (1817-1911) in una pubblicazione del 1862);
tribù delle Caltheae (definita dal botanico boemo Karel Bořivoj Presl (1794 – 1852) in un lavoro del 1826);
sottofamiglia delle Calthoideae (definita dal naturalista statunitense Constantine Samuel Rafinesque-Schmaltz (1783-1840) in una pubblicazione del 1815).
È notare comunque che altri testi di botanica presentano una classificazione diversa : sottofamiglia : Trollioideae; tribù : Trollieae. Infine in alcuni trattati di botanica il nome della famiglia è modificato in Ranuncolacee.



Le radici hanno un breve rigonfiamento, da dove dipartono un fascio di radici bianche, lisce, spesse dalla forma di un pennello, con piccoli filamenti collaterali per aderire meglio al terreno.
Il fusto è normalmente basso, al suolo, liscio, spugnoso e cavo all’interno, con poche biforcazioni. La sua sezione è considerata piuttosto spessa : da 0,5 a 2,5 mm di diametro. Nella parte inferiore del fusto possono essere presenti degli 'stoloni', cioè rami laterali da cui spunta una gemma dall’ultima foglia vicino alla base della pianta, quasi all’attaccatura delle radici.

Le foglie sono sia 'basali', cioè con l'attaccatura alla base della pianta, che 'cauline' cioè nella parte aerea dello stelo, tutte e due di un verde intenso, più lucide nascendo per diventare più chiare a fine crescita.
Quelle basali radicali sono larghe e semplici (senza nervature visibili all'inizio); la forma tipica è palmato – venata; alla base più cuoriforme di quelle cauline; in genere sono lungamente 'picciolate', cioè con un lungo picciolo leggermente alato alla base dell’attaccatura specie in giovane età. Il bordo crescendo da liscio diventa seghettato arrotondato, cambiando aspetto, e la forma della foglia è più tondeggiante.





Le foglie 'cauline' poche e più piccole di quelle alla base; leggermente picciolate o quasi 'sessili' cioè quasi senza il picciolo e attaccate attorno allo stelo. La struttura delle foglie inizualmente circolare col crescere diventano simili ad un rene, e la dentellatura è più appuntita che nelle foglie basali
Non hanno molti fiori, di solito sono ascellari e fuoriescono dalle foglie cauline, molto spesso in coppia o in alcuni casi anche a tre fiori insieme, completamente dello stesso colore giallo puro, sia nei sepali, che nel pistillo e sugli stami.
In alcuni casi nascono dalle foglie basali o all’attaccatura delle radici, singoli.
In particolare come in tutte le Ranunculaceae, il fiore presenta solo il calice; in questo caso, i sepali sono colorati e hanno la forma dei petali; si dice allora che i sepali sono 'petaloidi'.
I fiori di questo genere sono 'attinomorfi' cioè con petali con diversi piani di simmetria raggiata ed 'ermafroditi' cioè contiene sia gli 'stami' organo riproduttivi maschili che il 'pistillo' organo riproduttivo femminile.

Il calice è 'petaloideo' (vedi sopra) e 'caduco' cioè i 'sepali' cadono precocemente lasciando così in evidenza stami e pistillo ancora freschi; i sepali ordinariamente sono 5 (massimo 12) di colore bianco, giallo, arancione o rosa. Quelli qui descritti sono semplicemente di un bel giallo acceso.
Nella corolla mancano i petali, è infatti realizzato dai sepali.
L'androceo, cioè l'apparato maschile dei fiori, è formato da più stami, da 10 a 40, per agevolare la fecondazione e quindi la propagazione della specie.
Il gineceo, cioè l'apparato femminile, più pistilli con il nettare, perché l’impollinazione avviene tramite gli insetti, sono numerosi da 5 a 55 e semplici.
I carpelli, formano la parte basale del pistillo in cui sono contenuti gli ovuli da fecondare, sono un po' meno numerosi e ciascuno a maturazione si trasforma in un follicolo.

La fioritura avviene tra Aprile e Giugno.


Il frutto è formato da diversi 'follicoli', contenenti molti semi. I 'follicoli' sono ellissoidali, venati ai lati e terminanti con un beccuccio appena leggermente ricurvo.
 Nel Giardinaggio
La caltha ha solo un interesse botanico, anche perchè ha all'interno una sostanza tossica  che non la rende commestibile, utilizzata nel giardinaggio per la sua bella fioritura primaverile e per le sue foglie carnose che durano fino alla fine di Ottobre, la pianta predilige un terreno a medio impasto, un luogo fresco e molta acqua, in natura la si può trovare immersa nei piccoli rigagnoli delle sorgenti, con le radici ben sotterrate nel greto, tra sassi e terra.
Non è difficile sradicarla, ma è sempre meglio farlo con attenzione per non spezzare le radici che sono si, fortunatamente di un diametro di 2-3 millimetri e elastiche, ma pur sempre delicate.
Come ho detto all’inizio dell’articolo, le piante trovate a Milano erano in piena terra e leggermente diverse da quelle della montagna, tutte e due le varietà erano però in luogo riparato dal sole, alcune dagli alberi, le altre più esposte, rano però all’interno di un giardino ben bagnato.
Le ultime in particolare erano le più fiorite, già tutte sbocciare ma con il fiore più piccolo e dai petaloidi più sottili e leggermente con la punta triangolare.
La fioritura avviene tra Aprile e Giugno.
Breve descrizioni di alcune specie che ho trovato sempre su Wikipedia :
Di seguito sono descritte alcune specie di maggiore interesse.
Caltha dionaeifolia Hook. (1843) : questa è una specie Antartica così denominata dal botanico britannico William Jackson Hooker (Norwich, 6 luglio 1785 – Londra, 12 agosto 1865) in quanto ha le foglie simili alla specie Dionaea muscipula (pianta originaria della Carolina del Nord nell'America settentrionale). Le strette analogie biologiche che intercorrono fra le due piante causano alcune diversità di classificazione : non sempre questa specie nei vari elenchi botanici è compresa nel nostro genere.
Caltha leptosepala DC (1817) : l'origine della pianta è Americana; i fiori sono bianco – bluastri con 7 – 10 sepali petaloidi; è provvista unicamente da foglie basali cuoriformi con nervature sub-parallele.
Caltha palustris L. (1753) : è la specie più comune (e l'unica) della nostra flora; vive in prevalenze sui bordi di ruscelli ed è dotata di bellissimi e grandi fiori gialli. Essendo dotata di sostante tossiche (saponina) si consiglia di trattarla con una certa cautela.
Caltha polypetala Hochst. ex Lorent (1845) : è una pianta spontanea della Persia e del Caucaso; il nome della specie deriva dal fatto che il fiore è composto da diversi sepali petaloidi (da 6 a 10); ha un portamento più robusto e si propaga a mezzo di stoloni.




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